La vera storia del Blu Jeans, tra Genova e l'America.

Di Gabriele Moretti

Tessuto Jeans al microscopio


Quando parliamo di jeans la nostra mente ci trasporta oltreoceano, catapultandoci in un immaginario tutto made in USA in cui marinai e cowboy, ma anche stelle “ribelli” del cinema e della musica come James Dean o Elvis Presley, indossano i caratteristici pantaloni blu accompagnati da una t-shirt bianca e dall’immancabile sigaretta all’angolo della bocca.
 
Effettivamente, la nostra mente non sbaglia: il pantalone a cinque tasche in tessuto denim, rinforzato con rivetti in rame e decorato con la classica salpa posteriore, venne brevettato da Levi Strauss – sì, proprio quello dei mitici 501 – e Jacob Davis a San Francisco nel 1873 come pantalone da lavoro per i cowboy e i cercatori d’oro che all’epoca iniziavano a popolare la California. Tuttavia, prima di sbarcare negli Stati Uniti, il jeans (o denim) ha avuto una storia secolare a cavallo tra Italia, Francia e Inghilterra di cui la nostra Genova è protagonista indiscussa.

Abito in Jeans XIX Secolo


Anche se al giorno d’oggi pochi ne sono al corrente, la Repubblica di Genova è stata per molti secoli sede di un’importantissima produzione di tessuti di pregio, in primis i velluti di Zoagli e i damaschi di Lorsica,

rinomati in tutta Europa per la loro bellezza e la qualità della lavorazione. Non a caso, una delle prime attestazioni della parola Jeane (Genova, nell’inglese dell’epoca) è stata rinvenuta nell’inventario post-mortem di Enrico VIII, re d’Inghilterra noto per le sue sei moglie e per aver fondato la Chiesa Anglicana.

Il termine indicava una serie di elegantissimi tessuti prodotti nel Genovesato e spediti in grosse balle di fustagno blu, in cui i mercanti genovesi erano soliti “impacchettare” e spedire le proprie merci. A questo
punto, sono certo che avrete capito dove si vuole andare a parare: con il passare del tempo, il termine “jeane” è passato dall’indicare la provenienza delle stoffe contenute nelle sacche ad indicare il materiale
delle sacche stesse.


Maestro della tela Jeans


A questo punto la storia si complica ancora: il fustagno, tessuto straordinariamente resistente grazie all’armatura diagonale e abbastanza economico, non era un prodotto ligure ma veniva importato da

Chieri, nei pressi di Torino, e veniva utilizzato per imballaggi, teloni e sacchi. Chieri tuttavia non era l’unico luogo di produzione di questa particolare stoffa, ma era in competizione con Nîmes, nel sud della
Francia, dove si produceva un fustagno formato dall’intreccio di lino bianco o écru e cotone blu.

È proprio da questa sottile differenza, ormai andata persa, che derivarono i termini bleu de Jeanes (oggi blue jeans) e bleu de Nîmes (oggi denim).


Teli della Passione


Che provenisse dal Piemonte o dall’Occitania, comunque, questo tessuto venne particolarmente apprezzato dai genovesi, che cominciarono presto a utilizzarlo per cucire abiti da lavoro e non solo, come dimostrano i cosiddetti Teli della Passione, una serie di quattordici tele in fustagno blu raffiguranti la Passione di Cristo.
Anche la prima importante testimonianza visiva dell’uso del jeans come capo d’abbigliamento ci è arrivata grazie all’arte: ben otto quadri risalenti al tardo Seicento e attribuiti al cosiddetto Maestro della tela jeans raffigurano soggetti popolari nella loro quotidianità che indossano abiti cuciti con l’inconfondibile tessuto genovese.

Dettaglio salpa personalizzata con logo Andrea Morando e stemma simbolo di Genova.


E' per valorizzare questa grande tradizione quindi che abbiamo deciso di rinforzare il nostro forte legame con la storia genovese, incorporando lo stemma simbolo della nostra città nella salpa dei jeans di nostra produzione.



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